Genere e società: vie nuove verso il potere e i rapporti di genere nella società della globalizzazione

Uno dei timori più grandi che porta con sé il nuovo panorama multietnico e multiculturale della società della globalizzazione è la paura dell’uniformità, dell’appiattimento delle specificità culturali. Diventa necessario, in questo senso, non smettere di confrontarci con le diverse culture e, all’interno della nostra stessa cultura, continuare a interrogarci sui suoi fondamenti.
L’attenzione sempre maggiore che, in Occidente come anche in Oriente, viene data alle problematiche del gender, solleva la necessità di acquisire una conoscenza precisa dell’influenza che il modo di concepire la sessualità e i rapporti di genere ha sulle varie forme sociali e viceversa..
Questa conoscenza deve contenere in sé una potenza trasformativa. Questi interrogativi non sono solo intellettuali, ma devono aiutarci a comprendere quali cambiamenti personali e sociali possono spingerci verso un modo più sano, meno disfunzionale e nocivo di strutturare i rapporti sessuali e più in generale i rapporti umani.
Per superare il dolore, il senso di colpa, lo sfruttamento, l’alienazione, gli ostacoli tragici e spesso ridicoli che hanno condizionato la vita di donne e uomini; per superare concezioni obsolete come: “spiritualità e sessualità si trovano agli estremi opposti” o “la guerra dei sessi è inevitabile”, sono necessari cambiamenti fondamentali nel modo di considerare il sesso, la spiritualità, la società, il corpo umano, il potere, il piacere, il sacro.
I maggiori sociologi ed esperti di cultural studies del nostro tempo, come Riane Eisler, Frank Capra, David Loye, individuano due possibilità per l’organizzazione dei rapporti sociali della nostra specie: il modello della dominanza e il modello della partnership.
Il modello sociale della dominanza si basa sulla supremazia di una metà dell’umanità sull’altra e su gerarchie sostenute dalla paura o dalla forza; la violenza e la prevaricazione vengono istituzionalizzate e inoltre connesse a processi di socializzazione specifici di genere.
Le società prevalentemente orientate su questo modello storicamente hanno convalidato la supremazia degli uomini sulle donne, dei sovrani sui sudditi, dell’uomo sulla natura e inserito nella loro struttura sociale di base alcune disposizioni che distorcono o reprimono la sessualità. Disposizioni mentali e pratiche come lo svilimento del sesso e della donna, l’equivalenza tra eccitazione sessuale ed essere dominanti o dominati, i dogmi religiosi contro una sessualità equilibrata che vedono il sesso sporco e valido solo ai fini della procreazione.
Una cornice di diffidenza e controllo ha influenzato tutte le nostre relazioni, improntandole alla diffidenza e alla non comunicazione, ci ha condizionato affinché ci adattassimo a un sistema sociale basato su gerarchie sostenute dalla forza e dalla paura e le perpetuassimo, sia in un microcosmo personale che in un macrocosmo sociale.
Grazie alle ricerche archeologiche e agli studi olistici e antropologici dell’ultimo secolo, siamo giunti a conoscere le realtà storiche relative ai quattromila anni di quella che viene considerata la nostra preistoria. I risultati di queste ricerche ci rivelano l’esistenza di società orientate alla partnership, dove la norma per tutti i rapporti, non solo quelli sessuali, ma quelli tra genitori e figli, tra esseri umani e natura non era il predominio e lo sfruttamento.
All’interno del modello della partnership femmine e maschi sono considerati a pari merito nell’ideologia dominante e ai valori femminili stereotipi, quali l’educazione o la non‐violenza, viene attribuita una preminenza operativa. Violenza e abuso non sono strutturali al sistema, tanto che ai giovani (maschi e femmine) può essere insegnata la risoluzione non‐violenta dei conflitti. Conseguentemente si registra un basso grado di violenza sociale. La struttura sociale è più paritaria con differenze di sesso, razza, religione, preferenze sessuali, sistema di credenze associate non automaticamente allo status di superiorità o inferiorità di tipo sociale e/o economico.
Questo modello non è tutto pace, amore e collaborazione in assenza assoluta di violenza, dolore, conflitto o paura, ma è un tipo di organizzazione sociale in cui la violenza cronica, il dolore e la paura non devono essere necessariamente inseriti nella struttura sociale di base o istituzionalizzati. La differenza fondamentale esistente nella nostra specie tra uomini e donne viene valorizzata e non strumentalizzata, la differenza non equivale automaticamente a inferiorità o a superiorità
I concetti di una sessualità femminile e maschile fissa e immutabile sono superati, i ruoli, gli atteggiamenti e le pratiche sessuali si imparano fanno parte dell’educazione e di un determinato tipo di background sociale oltre che biologico, il sesso è in ampia misura una costruzione sociale. Ciò che apprendiamo inconsciamente, e di continuo rimettiamo in atto, è il modo in cui il nostro corpo umano deve presumibilmente correlarsi, in tutte le relazioni, in entrambe le sfere tradizionalmente definite del pubblico e del privato.
Nelle relazioni genitore‐figlio, e poi nei rapporti sessuali, siamo condizionati ad accettare come normali, predominio e sottomissione, questi modelli inconsciamente influenzeranno tutte le nostre relazioni. Per contro, se in queste relazioni apprendiamo e costantemente pratichiamo il rispetto reciproco e la cura, ci risulterà assai difficile adattarci ad un sistema sociale di gerarchie dominanti fondate sulla forza e sulla paura.
Ci siamo conformati a ciò che la gerarchia al potere definisce desiderabile, un eredità con la quale uomini e donne si scontrano oggi, senza tenere conto di quanta sofferenza comportano. Donne che, come provano l’anoressia, la bulimia o altri disordini dell’alimentazione, tentano di rimodellare il loro corpo secondo dettami esteriori. Uomini dal corpo muscoloso, robusto, corazzato, celebrato dall’epica del guerriero, insieme con una psiche maschile parimenti corazzata, o all’estremo opposto, uomini che cercano nell’omosessualità un rifugio, un alternativa al modo di essere uomo che ancora non esiste.
Indipendentemente dallo sviluppo tecnologico di una società, esiste un conflitto tra quanto è necessario per mantenere i sistemi della dominanza e quanto è necessario per il nostro pieno sviluppo in quanto specie. L’evoluzione della sessualità umana e il lunghissimo periodo di dipendenza nell’infanzia ci hanno portato al forte, struggente desiderio di connessione; di conseguenza un’organizzazione sociale più orientata verso la partnership che verso il predominio è più congruente con la nostra evoluzione biologica.
Dobbiamo riuscire a raccogliere la grande sfida contemporanea per una fondamentale trasformazione personale, culturale e sociale. A bloccare questa trasformazione si inseriscono modelli culturali, istituzioni e dogmi profondamente radicati. Anche se tutto intorno a noi sono state scosse credenze e istituzioni credute solidissime e si sta disintegrando il vecchio sistema della dominanza, ciò non significa che inevitabilmente emergerà una nuova cultura della partnership
Prima di gettarci nella società della globalizzazione, dobbiamo giungere a una comprensione più chiara del perché la costruzione sociale della famiglia e di altri rapporti intimi è un fattore essenziale nella costruzione di tutti i rapporti sociali. Sicuramente la politica e l’economia influenzano la formazione, ed esiste un’interazione costante tra la sfera pubblica e quella privata, entrambe socialmente costruite per soddisfare le richieste di un particolare sistema sociale. Ma il modo in cui vediamo noi stessi in rapporto agli altri e al mondo è ampiamente modellato nella sfera privata della famiglia e degli altri rapporti intimi. E’ qui che vengono inizialmente acquisiti quei modelli del pensare, del sentire e del relazionarsi che ci diventano poi abituali, radicandosi nella mente e nel corpo, rafforzandosi quotidianamente.
Il vero progresso può darsi solamente quando cominceremo a risvegliarci dalla trance sociale e culturale del conformismo, che ci ha lungamente condizionati ad accettare, razionalizzare, legittimare istituzioni ingiuste, una leadership oppressiva, nonché le immagini distorte di ruolo.
Una delle ragioni principali della nostra incapacità di vedere è l’inconsapevolezza, l’incoscienza, l’impossibilità, la difficoltà a capire realisticamente il contesto, il sistema sociale e
simbolico, la struttura dentro la quale siamo immersi. Spesso ciò è anche connesso ad un meccanismo di rimozione psicologica dettato dalla paura, dalla necessità, dall’interesse, che rende possibile l’accettazione e persino l’idealizzazione di relazioni abusive e violente.
Questa socializzazione non si limita a operare a livello mentale ed emotivo; opera infatti anche a livello fisico, del corpo. E’ proprio a livello corporeo che il condizionamento nell’infanzia è particolarmente efficace e duraturo, poiché il controllo autoritario è esperito nel modo più traumatico e lì si radicano inizialmente i modelli psicosomatici necessari per il mantenimento dei sistemi, che entrano a far parte del senso del sé. Ne abbiamo un chiaro esempio nelle immagini, che tutti noi abbiamo visto nei telegiornali, dei ragazzi educati alle scuole coraniche e delle donne col burqa.
Non suscita particolare stupore la mole dei problemi personali e sociali, delle relazioni disfunzionali esistenti, considerando il carico di distorsioni, informazioni sbagliate, condizionamenti negativi con cui abbiamo tanto a lungo convissuto. Ma le capacità umane e la tenacia fanno nascere in noi la speranza realistica di riuscire a creare un sistema sociale più equilibrato e meno insensato, in cui la violenza e il predominio, insieme con il disastro in cui versa la vita sessuale e spirituale, non siano più accettati.
Il problema è riuscire a decostruire e ricostruire i ruoli senza farsi influenzare da pressioni sociali, revival di ruoli di genere estremisti, fondamentalismi, conservatorismi. E’ pertanto assolutamente necessaria anche la ricostruzione di un sistema coerente di norme etiche, per considerare le nostre relazioni non in termini di quanto è morale o immorale secondo gli insegnamenti impartitici, ma in termini di quanto è giusto ed etico, o ingiusto indifferente e non etico.
Ha poco senso rifiutare ciecamente tutte le regole esistenti, così come ha poco senso accettarle ciecamente. Ha invece senso riesaminarle e distinguere tra quelle volte a mantenere gli squilibri fondamentali del potere là dove crudeltà, violenza, indifferenza e sofferenza sono giustificate dalla morale.
Per riuscire a sfidare e a sostituire convinzioni insane sul genere, sul sesso e sulla spiritualità è necessario comprendere che questi aspetti si intrecciano in un insieme più ampio che abbraccia l’economia, la politica, la famiglia, la letteratura, la vita sociale e culturale. Perché soltanto cercando di guardare simultaneamente come questi elementi si collegano tra loro potremo vedere i modelli di fondo, e spostarci quindi verso alternative più soddisfacenti ed eque.
Consideriamo la possibilità di spingerci in profondità, verso le scelte sessuali, spirituali e sociali che ci si presentano; di liberarci dai condizionamenti che tanto a lungo hanno distorto le nostre relazioni fondamentali: con l’altro, con il nostro habitat naturale, e con noi stessi e il nostro corpo. Soprattutto è l’opportunità e la sfida, sia per le donne che per gli uomini, di costruire per noi e per i nostri figli, un mondo in cui il piacere e non il dolore possa essere primario, un mondo in cui potremo essere insieme più liberi e più corretti, in cui spiritualità e sessualità si integreranno in una comprensione nuova e più evoluta.
 
Dr.ssa Sarah Luciana Perini
Commissione: Studi di genere e società
 

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  • Data: 10/05/2017
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